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Il progetto NBA-FIBA, il girone di Pozzecco, il ritorno di Gallinari e la Serie A sulla RAI
Da tre giorni tutta l’Europa della pallacanestro sta discutendo del possibile sbarco della NBA nel nostro continente a partire dal 2026, finalmente non più sulla base di congetture ma di quanto annunciato da Adam Silver, commissioner NBA, e da Andreas Zagklis, segretario generale della FIBA. L’idea, al momento soltanto idea come ha precisato lo stesso Silver, è di una lega con 12 squadre fisse e 4 che cambierebbero, molto probabilmente (questo non lo hanno detto, ma è logico) qualificando queste 4 con una competizione FIBA come la Champions League, che a questo punto terrebbe fede al suo pomposo nome. Messa così sarebbe quasi una fotocopia dell’Eurolega, ma NBA significa che i ricavi devono superare i costi, mai successo in tutta la storia dell’Eurolega. E dove si andrebbero a cercare i tifosi-consumatori che nel basket europeo sono tanti ma non abbastanza? Nel calcio, come Silver ha fatto intendere in maniera abbastanza chiara. Fra le 12 con licenza fissa più facile vedere un Manchester United che un Panathinaikos, e in questo senso Real Madrid, Barcellona e Bayern Monaco hanno un potere contrattuale superiore, per dire, all’Olimpia Milano e alla Virtus Bologna. Quanto all’Italia, come Guerin Basket ha anticipato settimane fa, il progetto di una franchigia romana creata da zero è spintissimo da Petrucci e avrebbe fra i suoi motori Valerio Antonini, al quale Trapani (anche nel calcio) sta ormai troppo stretta: queste sì davvero congetture, come se creare un pubblico da zero fosse facile. Più credibile una NBA-Roma dei Friedkin, per dire. Da non sottovalutare i riferimenti di Silver alla necessità che questa NBA Europe, più futuribile che futura, sia basata sull’equità competitiva: la vera rivoluzione, da guardare con simpatia, sarebbe questa.
Il sorteggio dei gironi di Eurobasket 2025 ha messo l’Italia nel girone di Spagna e Grecia, insieme anche a Georgia, Bosnia e Cipro. Valutare sulla base dei nomi sarebbe un errore, a 5 mesi da una competizione condizionata dai rapporti dei giocatori NBA con le rispettive squadre, ma sulla carta si può dire che le nazionali allenate da Scariolo e Spanoulis siano come somma dei singoli nettamente superiori. E qualificarsi come terzi o quarti nel girone significa negli ottavi di finale incrociare la prima o la seconda del gruppo di Francia e Slovenia, cioè appunto Francia e Slovenia. Al di là degli incroci, l’Italia di Pozzecco farebbe il suo arrivando nei quarti di finale. Ma nemmeno questo risultato convincerebbe Petrucci a proseguire con l’attuale commissario tecnico.
A proposito di Nazionale, Danilo Gallinari è ancora vivo. Nelle sue prime uscite con i Vaqueros di Bayamon ha messo insieme buonissime statistiche, anche facendo la tara al campionato portoricano che adesso tutti millantano di conoscere. E dagli highlights, oltre non riusciamo ad andare, si vede in attacco un Gallinari a posto fisicamente, che gioca quasi da fermo come del resto l’ultimo Gallinari sano, cercando isolamenti per cavarsela con mestiere e tiri nowitzkiani in allontanamento. L’Italia può fare a meno di lui soltanto nel caso si decida di iniziare subito il rinnovamento totale, ma non si può chiedere questo a un allenatore a fine contratto.
Dalla prossima stagione la Serie A tornerà sulla RAI, stando a quando sostengono i dirigenti più illuminati della Serie A stessa, con modalità simili a quelle attuali della domenica pomeriggio sui Nove o DMax, in modo da dribblare il grande calcio. E c’è chi preme per regalare all’emittente di Stato anche lo streaming, con l’impegno della RAI di trasmettere tutto, visto che i contratti attuali producono per ogni club poco più di 150.000 euro a stagione, che qualcuno ritiene poca roba, che scompare di fronte al valore del far passare i nomi degli sponsor sulla RAI. Dipende dalla prospettiva, perché molte squadre con questa cifra pagano due americani e nemmeno dei peggiori, rapportati alla realtà italiana.
stefano@indiscreto.net
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