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La formula di Inzaghi© LAPRESSE

La formula di Inzaghi

Lo scudetto dell'Atalanta, il bilancio fra allenatori, la sosta di Spalletti, Agabio prima di Pizzul e gli slogan per Thiago Motta

17 marzo

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Con la vittoria dell’Inter a Bergamo le partite scudetto sono finite, nel senso che la squadra di Inzaghi, il Napoli e l’Atalanta hanno già concluso il loro minitorneo e non è banale, o forse sì ma non abbiamo la pretesa dell’originalità, ricordarlo perché con l’Inter a più 3 sul Napoli e a più 6 sull’Atalanta si possono già fare i calcoli per l’eventuale spareggio scudetto. In caso di parità di punti fra due squadre si giocherebbe uno spareggio in gara unica di 90 minuti più rigori (senza supplementari, quindi), sul campo della squadra messa meglio negli scontri diretti: fra Inter e Napoli è certo che si giochi a San Siro, stessi risultati ma differenza reti diversissima, fra Inter e Atalanta ancora San Siro, fra Napoli e Atalanta si giocherebbe al Gewiss Stadium. In caso di arrivo di tre a pari punti la classifica avulsa eliminerà la terza, quindi l’Atalanta, per procedere a un Inter-Napoli a Milano. L’Inter ha nelle ultime 9 giornate in casa Udinese, Cagliari, Roma, Verona e Lazio e in trasferta Parma, Bologna, Torino e Como. Il Napoli ha in casa Milan, Empoli, Torino, Genoa e Cagliari, in trasferta Bologna, Monza, Lecce e Parma. Quanto all’Atalanta, in casa affronta Lazio, Bologna, Lecce, Roma e Parma, mentre in trasferta ha Fiorentina, Milan, Monza e Genoa. Dalla parte dell’Inter i 3 punti di vantaggio, da quella del Napoli il calendario con più squadre tranquille verso la fine, da quella dell’Atalanta soltanto eventuali crolli dell’Inter dovuti alle coppe o il perdurare del cattivo periodo del Napoli. Certo in questo momento nessuno scommetterebbe su un Gasperini, non fosse altro che per il cattivo rendimento in casa.

A proposito di Gasperini, ci sono allenatori che hanno la formula per depotenziare la sua Atalanta e fra questi c'è di sicuro Simone Inzaghi, che con Gasperini ha perso 5 volte ai tempi in cui guidava la Lazio, con un'Atalanta inferiore come qualità a quella di oggi. Con quella di ieri sono però 8 vittorie consecutive per Inzaghi, apparentemente sempre uguale a se stesso con il 3-5-2, le sostituzioni programmate o semiautomatiche in base ai cartellini, l'ossessione per l'undici titolare o come si dice oggi titolarissimo. In realtà è più meccanico il calcio di Gasperini, basato sull'aggressività e su marcature a tutto campo che bestemmiando (nel 2025) potremmo definire a uomo. Un calcio spesso travolgente, che ha dato lezioni in Europa, ma che può trovare difficoltà contro chi, come Inzaghi, fa palleggiare le sue squadre coinvolgendo tutti per scelta o per obbligo, visto che l'Inter di dribblatori alla Lookman non ne ha. 

Magari questa sosta per le nazionali rimescolerà le carte per lo scudetto e soprattutto per la corsa al quarto posto Champions, che teoricamente vede in lizza 6 squadre, dal Bologna a 53 punti al Milan a 47, ma di sicuro sarà decisiva per il futuro azzurro di Luciano Spalletti. Una bella figura contro la Germania, non necessariamente il passaggio del turno con relativa organizzazione delle Final Four di Nations League, significherebbe affrontare le qualificazioni mondiali senza pensare più di tanto allo spettro del terzo fallimento consecutivo. È soltanto psicologia, perché perdere con la Germania manderebbe gli azzurri nel girone da 5, quello con la Norvegia come primo avversario, mentre vincerlo significherebbe andare in un gruppo da 4, quello con Slovacchia e Irlanda del Nord: in nessuno scenario il primo posto, l’unico che garantisce il Mondiale senza passare dagli spareggi, è sicuro. In ogni caso curiosità per le prime convocazioni di Casadei e Ruggeri, ma anche per i ritorni di Zaccagni e dello spallettiano Politano. Il pessimismo cosmico post Europeo è passato ma rimangono le partite senza domani, quelle in cui Spalletti ha spesso sottoperformato. 

Condoglianze alla famiglia di Riccardo Agabio, storico presidente della federginnastica, ma cosa c’entrava con il calcio? Eppure in suo onore c’è stato su tutti i campi un inspiegabile minuto di silenzio, con il 99,9% degli spettatori e dei giocatori con la faccia di circostanza che ignorava chi fosse Agabio. A questo punto qualsiasi morto con un buon passato nello sport dovrebbe essere commemorato prima di Bologna-Lazio o Fiorentina-Juventus. Di sicuro, con l’eccezione dell’Udinese, nessuno nella Lega ha pensato di ricordare Bruno Pizzul, per tutti gli italiani la voce di 5 Mondiali. Speriamo che fuori tempo massimo si rimedi prima di Italia-Germania.

Per trovare una Juventus peggiore di quella attuale, dopo 29 turni di campionato, bisogna risalire a quella 2010-11 di Gigi Delneri, come viene ricordato da molti, ma anche di Andrea Agnelli e Beppe Marotta, e questo viene ricordato un po’ meno. Inutile analizzare per l’ennesima volta la stagione di un Thiago Motta salvato finora dall’esonero soltanto dal fatto che sia l’emblema del progetto Elkann-Giuntoli: una Juventus diversa, più giovane, meno costosa, che piaccia ai tifosi-commercialisti (ma esistono?). Di certo come rendimento la Juventus recente che più si avvicina a questa è la prima dal ritorno di Allegri, 56 punti con una rosa abbastanza rinnovata in estate (Locatelli, Kaio Jorge, il ritorno di Kean) ed ancora più in inverno (il gennaio di Zakaria e soprattutto di Vlahovic, con Gatti che fu acquistato e lasciato qualche mese in prestito). Allenatori diversi, ma nemmeno tanto perché con moduli diversi sono allenatori che pensano prima alla difesa, dirigenti diversi, ma più o meno le stesse parole d’ordine: giovani, sostenibilità, progetto. 

stefano@indiscreto.net

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