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L'Italia con i poteri forti© Getty Images

L'Italia con i poteri forti

La rielezione di Gravina, il progetto De Zerbi, lo striscione contro Agnelli e il caso Bari

2 giorni fa

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La rielezione di Gabriele Gravina a vicepresidente dell’UEFA, anzi di più, vicepresidente vicario, conferma una volta di più che i club italiani e a maggior ragione le nazionali non possono imputare i loro fallimenti ai poteri forti, visto che i poteri forti siamo anche noi. A dimostrarlo ci sono tante organizzazioni, per stare su presente e futuro basti pensare alle Final Four di Nations League (operazione sfumata perché con la Germania si è perso), la Supercoppa europea a Udine il prossimo 13 agosto e gli Europei 2032 utili anche a far rimodernare qualche stadio a spese di Pantalone. Gravina, reduce dalla rielezione alla presidenza della FIGC quasi all’unanimità, dettaglio da ricordare sempre ai commentatori dei commentatori dei moviolisti, raccoglie i frutti del lavoro suo ma anche dello scomparso Carlo Tavecchio, grande sponsor di Ceferin fin dalla prima ora e condannato per l’eternità per la battuta su Optì Pobà, sbagliata nei modi ma corretta nella sostanza vedendo tante squadre Primavera che di italiano hanno sempre meno.

 

Come al solito in questa fase della stagione, con quasi tutti scontenti, si sta parlando molto di Roberto De Zerbi, bravo allenatore diventato icona assoluta degli allenatori da progetto, qualsiasi cosa voglia dire, e quindi esaltato o denigrato per partito preso secondo la folle ideologia (di entrambi i partiti) che giocare bene sia in qualche modo in antitesi con la vittoria e non una cosa che la renda più probabile. Un De Zerbi in rotta con l’ambiente di Marsiglia e con i suoi stessi giocatori, dai quali si è sentito tradito, senza dimenticare che nonostante il periodo di grande crisi la squadra è terze in classifica a un punto dal Monaco secondo. Difficile sostenere, senza inerpicarci nei soliti calcoli da commercialisti della mutua ma solo guardando i nomi dei giocatori, che la rosa del Marsiglia sia superiore a quella di Monaco o Lille, impossibile paragonarla a quella del PSG che per non vincere la Ligue 1 deve fare apposta (ma nell’era qatariota c’è riuscito ben tre volte, una con Ancelotti). De Zerbi sta quindi facendo il suo o poco più del suo, in mezzo a dichiarazioni surreali, come quella che la vittoria non gli interessa, che se staccate dal contesto forniscono benzina ai suoi antipatizzanti. Per una Serie A dalla porta principale, Milan o non Milan, ora o mai più. Di base a una proprietà americana, in qualsiasi sport, l'allenatore guru piace poco.

 

Le recenti inchieste sugli ultras di Inter e Milan dovrebbero aver dimostrato in maniera definitiva che l'ultras di professione, a prescindere dalle questioni penali, è quasi sempre indifferente al risultato sportivo della sua squadra e che le sue opinioni calcistiche possono non essere genuine. Un gruppetto di ultras della Juventus ha provveduto a ribadire il concetto, facendosi fotografare con un ridicolo striscione con una scritta contro l'ìpotetico ritorno di Andrea Agnelli alla Juventus, niente di concreto ma un misto di suggestione giornalistica e di sogno del diretto interessato. "Abusi e condanne con la tua complicità… A.A. resta lontano da questa società", questo il messaggio all'ex presidente dei 9 scudetti consecutivi, defenestrato dalle squalifiche e soprattutto da John Elkann. Per il quale il successo della 'sua' Juve, dopo la mediocre gestione post-Calciopoli (altro capitolo della saga familiare), è diventato una questione non vogliamo dire di cuore ma di immagine sì. Per questo Andrea Agnelli dovrà aspettare ancora qualche giro, o forse per sempre.

 

Fuori tempo massimo, di ben 7 anni, l’ex sindaco di Bari Antonio Decaro ha spiegato perché nel 2018 di fatto diede il Bari ad Aurelio De Laurentiis, preferendolo ad altri cultori della multiproprietà (Lotito e Preziosi, con Cairo che sosteneva un gruppo di Torino) ma soprattutto a imprenditori non legati ad altri club in Italia, su tutti i fratelli Hartono che poi nel Como avrebbero investito cifre da Real Madrid. Va detto che mai gli Hartono arrivarono a presentare un’offerta formale, a differenza delle altre 11 cordate candidate. Spiegazioni comunque incomprensibili, visto che già le norme dell’epoca avrebbero impedito a De Laurentiis e figlio di gestire due club di Serie A e quindi già da subito al Bari fallito si metteva la B come obbiettivo massimo (da ricordare che il patron del Napoli parlava di ritorno in A in 3 anni). Poi dal 2028 la multiproprietà di società professionistiche formale o sostanziale, attraverso parenti o amici, sarà comunque proibita, ma è un altro discorso. Un marziano si chiederebbe perché De Laurentiis si intestardisca a tenere un club oltretutto in perdita fissa.

 

stefano@indiscreto.net

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