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Storia dei confronti tra azzurri e Mannschaft nella competizione calcistica per Nazionali più importante
È tutto pronto a San Siro, gli azzurri di Luciano Spalletti scendono in campo per l’andata dei quarti di finale di Nations League, con l’obiettivo di partire col piede giusto in vista del ritorno a Dortmund, città che quando si parla di Italia-Germania è in grado sempre di strappare un sorriso. Un match che vale più di una semplice qualificazione: in palio c’è non solo l’accesso alle semifinali, ma anche un posto privilegiato nel ranking FIFA, determinante per il sorteggio delle qualificazioni ai Mondiali 2026.
Non è la prima volta che Italia e Germania si sfidano in un quarto di finale, in questo caso il Mondiale va visto in un’ottica futura, ma nella sfida del 31 maggio 1962 quel quarto di finale era il presente. La Nations League non esisteva e la Coppa del Mondo era ancora la Coppa Rimet. Sono passati decenni, eppure quella partita segnò l’inizio di una storica rivalità: Germania Ovest-Italia, Santiago del Cile. Quel giorno finì 0-0, un risultato dimenticato nel tempo ma decisivo per il cammino azzurro. L’Italia, con Rivera e Sivori, e la Germania Ovest, guidata da Sepp Herberger, si sfidarono in una battaglia più fisica che spettacolare, con poche occasioni e portieri insuperabili. L’arbitro scozzese Davidson dovette più volte sedare gli animi in un match combattuto fino al fischio finale. Quel pareggio lasciò gli azzurri appesi a un filo: la sconfitta per 2-0 contro il Cile nella famigerata “Battaglia di Santiago” segnò l’eliminazione, mentre la Germania Ovest avanzò ai quarti battendo la Svizzera. Fu un punto di svolta per il calcio italiano e l’inizio di una rivalità destinata a scrivere pagine leggendarie. Oggi, a distanza di decenni, un nuovo capitolo è pronto per essere scritto.
"Che meravigliosa partita, ascoltatori italiani!" gridava Nando Martellini mentre l'Italia di Valcareggi si avvicinava alla vittoria nei minuti finali della "Partita del Secolo". Era il Mondiale del 1970, con la Coppa Rimet destinata al Brasile, che la conquistò per sempre. L'Italia, campione d'Europa, affrontava la Germania Ovest, in un duello tra fantasia e pragmatismo. Dopo un girone deludente e un quarto di finale sofferto contro il Messico, gli azzurri si trovarono di fronte una nazionale che da anni non mancava un podio mondiale. Il match si giocò a mezzanotte, con il Paese diviso sulla scelta di Valcareggi di alternare Rivera e Mazzola. Boninsegna sbloccò subito il punteggio, ma nel recupero Schnellinger pareggiò. Nei supplementari, Müller portò avanti la Germania, ma l'Italia rispose con Burgnich e Riva. Dopo il 3-3, Rivera chiuse il 4-3 con freddezza. Una partita leggendaria, entrata nella storia.
L'Italia di Enzo Bearzot arriva ai Mondiali del 1978 in Argentina senza grandi aspettative. La formazione azzurra, sulla carta, non sembra poter competere con le big del torneo. Ma due innesti all’ultimo momento cambiano tutto: Paolo Rossi, bomber del Vicenza di Gigi Fabbri, e Antonio Cabrini danno nuova linfa alla squadra. Ed è subito magia. Nel girone eliminatorio, gli azzurri sorprendono tutti, battendo Francia, Ungheria e, soprattutto, i padroni di casa dell’Argentina. Il gol di Bettega, dopo un fantastico scambio con Rossi, costringe la squadra di Menotti a lasciare Buenos Aires: da quel momento, lo stadio del River Plate diventa la casa dell’Italia. La fase successiva si apre con un duello contro la Germania Ovest. I tedeschi si chiudono a riccio, subendo per 90 minuti la superiorità del gioco azzurro, ma il risultato resta bloccato sullo 0-0. Va meglio con l’Austria, sconfitta grazie a un gol di Paolo Rossi. Poi la sfida decisiva con l’Olanda: chi vince va in finale. L’Italia parte forte e passa in vantaggio con un’autorete di Brandts, ma nella ripresa il difensore olandese si riscatta firmando l’1-1. Il colpo di grazia arriva con un tiro da lontano di Haan che condanna gli azzurri alla finale per il terzo posto. Esaurito il "magic moment" della prima fase, l’Italia cede al Brasile, battuta dai siluri di Nelinho e Dirceu in soli sette minuti. L'Italia chiude il torneo con amarezza, ma con la consapevolezza di aver gettato le basi per un futuro vincente. Quattro anni dopo, infatti, sarà proprio Bearzot a guidare gli azzurri verso il trionfo mondiale in Spagna.
Quello del 1982, il primo Mondiale con 24 squadre, insegnò che mantenere la forma per un intero mese è impossibile. Le squadre più promettenti della fase a gironi, come Brasile e Inghilterra, crollarono, mentre in finale arrivarono Italia e Germania Ovest, partite tra difficoltà e dubbi. La Germania aveva perso clamorosamente contro l’Algeria, salvandosi solo grazie a una controversa partita contro l’Austria, mentre l’Italia si era qualificata con un gol di scarto contro il Camerun.
Nessuno avrebbe scommesso su di loro, eppure eccole a Madrid, attese da una marea di tifosi italiani. Entrambe le squadre avevano vissuto tensioni interne: l’Italia, criticata duramente, aveva trovato nella difficoltà un nuovo spirito di squadra, mentre la Germania era divisa, con un ct privo di autorità e giocatori in conflitto. La semifinale aveva segnato l’Italia, che, pur superando la Polonia, aveva perso Antognoni per infortunio. Una finale storica, 3-1 per gli azzurri, un nuovo capitolo della ormai leggendaria rivalità.
L'ultimo incontro mondiale tra Italia e Germania risale alla semifinale della Coppa del Mondo 2006, giocata a Dortmund. La partita, emozionante e combattuta, si concluse 2-0 per gli azzurri dopo i tempi supplementari. I gol decisivi furono realizzati da Fabio Grosso al 119’ e Alessandro Del Piero al 120'+1’. Fino agli ultimi istanti, sembrava che il match fosse destinato ai calci di rigore, dopo un’ora di gioco intensa. Nel primo tempo supplementare, l’Italia sfiorò il gol con un tiro di Alberto Gilardino che colpì il palo e un altro di Zambrotta che finì sulla traversa. La Germania, pur lottando duramente, non riuscì a concretizzare le proprie occasioni. A volte bastano solo due minuti per cambiare la storia di una nazione, e in questo caso di una Nazionale: Grosso con un'azione corale segna il gol del vantaggio, seguito pochi secondi dopo da Del Piero, che con un perfetto contropiede siglò il 2-0, chiudendo definitivamente la partita.
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