Facchetti: il vero rivale di Beckenbauer

Facchetti: il vero rivale di Beckenbauer

Giacinto e il Kaiser Franz hanno rappresentato Italia e Germania tra gli anni ‘60 e ‘70: furono tra i grandi protagonisti della sfida in Messico

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Italia e Germania hanno fatto la storia del calcio europeo e mondiale, portate a vincere da grandi calciatori che hanno interpretato il gioco secondo gli stilemi propri delle rispettive scuole. I tedeschi hanno privilegiato la fisicità, gli italiani estro e fantasia. Nei percorsi seguiti da Franz Beckenbauer e Giacinto Facchetti, però, è possibile rintracciare dei tratti comuni che legano le tradizioni che le due Nazionali rappresentano, probabilmente perché, quando il calcio arriva ai suoi massimi livelli espressivi, le specificità si sciolgono lasciando spazio ai valori assoluti.

Giacinto Facchetti, il terzino moderno

Facchetti, già campione d’Europa con l’Inter di Herrera, è stato il capitano della prima Nazionale italiana che riuscì a vincere un Europeo. Titolarissimo anche a Messico ‘70, con Beckenbauer fu tra i ventisei protagonisti che dettero vita alla celeberrima semifinale di quel Mondiale, passata alla storia come la partita del secolo. Nell’abbaglio di quel momento, l’unico sconfitto a uscire dal campo vincitore sembrò proprio Kaiser Franz, nonostante una fasciatura che gli teneva stretto il braccio al busto per via di un infortunio accusato durante il match che, comunque, non gli impedì di essere un riferimento per tutta la squadra.
Terzino moderno, tra i primi a interpretare il ruolo a tutta fascia grazie a un fisico potente e a una tecnica levigata, Facchetti si distinse, oltre che per gli ottimi fondamentali, per una signorilità superiore alla media, che lo portò ad essere sempre rispettato da compagni e avversari. Anche nel dare l’addio alla Nazionale (dopo 94 presenze e 3 reti) seppe dare prova di quei valori di eleganza e sportività che lo accompagnarono per tutta la carriera: rinunciò, infatti, a partecipare ai Mondiali del 1978 in Argentina non per mancanza di entusiasmo, ma per lasciare spazio a chi, più giovane, avrebbe potuto essere maggiormente utile al ct Bearzot.


Kaiser Franz

Il capitano che sollevò al cielo di Monaco la Coppa del Mondo del 1974 esprimeva un’autorevolezza diversa. La fascia che portava al braccio sembrava essere un complemento obbligatorio alla sua divisa da gioco, che indossasse la maglia della Germania Ovest o quella del Bayern Monaco. Condusse alla vittoria entrambe: la Nazionale a Europei (1972) e Mondiali (1974), il club bavarese in campionato (cinque volte) e in Coppa dei Campioni (ininterrottamente dal 1974 al 1976). Dal punto di vista tecnico, Beckenbauer era un libero in grado di interpretare il ruolo con intelligenza, sapendo essere deciso nelle chiusure e capace di impostare le azioni con la medesima efficacia, qualità che gli derivavano dalle esperienze maturate nei primi anni di carriera a centrocampo, quando apprese lucidamente le due fasi del gioco.
Seppure in ruoli diversi, Facchetti e Beckenbauer, tra gli anni Sessanta e Settanta, hanno rappresentato un comune denominatore tra calcio italiano e tedesco, raffigurando forza fisica, pulizia di gesti tecnici e personalità a cui fare riferimento nei percorsi seguiti dalle loro squadre per raggiungere traguardi importanti. 

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